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Nel momento in cui il governo si sta scervellando per trovare le risorse economiche necessarie a coprire i mancati introiti per Iva e Imu, la questione F-35 torna di strettissima attualità, non tanto con un approccio ideologico quanto piuttosto meramente economico. La mozione Marcon (Sel) presentata il 12 giugno scorso e sottoscritta dai grillini, dall’intero gruppo di Sel e da una pattuglia di 13 deputati del Pd, spiega nel dettaglio l’incongruenza di puntare sui bombardieri. “Gli oneri previsti per l’Italia nelle prime tre fasi (del progetto) ammontano a 1.942 milioni di dollari (1 miliardo 456 milioni di euro) a cui vanno aggiunti gli oltre 800 milioni di euro per la costruzione della Faco a Cameri (Novara); contestualmente le nostre industrie hanno ottenuto appalti per circa 800 milioni di dollari (600 milioni di euro), a fronte dei circa 3 miliardi di euro spesi”. Insomma, il gioco non vale la candela, anche in considerazione del fatto che nel 2009 il parere favorevole delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, esprimendo parere favorevole al programma, posero alcune condizioni, una delle quali era il ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria.
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Abbassate i fucili, la guerra è finita. Evitate le esecuzioni sommarie, le vendette. Se possibile evitate anche le denigrazioni. Non fate di questo Comune un terreno infinito di scontro tra opposte fazioni, perché – se non sbaglio – tutti eravate partiti con il medesimo obiettivo, anche se con metodologie e soluzioni diverse: la crescita del territorio.
Facebook in queste settimane è stato il terreno di scontro tra fazioni, partiti, comitati, singoli individui, intere famiglie. Si sono prodotte lacerazioni che faranno fatica ad essere rimarginate.
Il centrodestra farà le sue analisi, ma deve imparare a fare opposizione. Non è abituato, dopo dieci anni ininterrotti di governo, ma dovrà imparare a fare il controllore e non più il controllato. Possibilmente senza strumentalizzare ogni cosa.
Il centrosinistra avrà il compito più arduo: governare non è semplice, tanto più per chi è abituato a porre problemi piuttosto che a risolverli. Dovrà evitare gli sbagli fatti nel passato, che proprio il centrosinistra ha denunciato con forza. E per farlo dovrà necessariamente fuggire dalla tentazione di essere autoreferente, di parlare ai propri e bearsi degli applausi. Dovrà aprirsi al confronto e alle critiche, senza tacciare di “strumentale” ogni cosa che non piace. Dovrà fare i conti con l’altra metà della città che non l’ha votata, ma che ha gli stessi diritti e gli stessi doveri. Se lo farà avrà vinto la sua scommessa, altrimenti resterà una copia di cose già viste, con l’aggravante di aver predicato bene per anni senza alcun costrutto al momento della verità. E’ importante che lo capiscano gli eletti, ma altrettanto importante che lo capiscano gli elettori.
Ci sono sfide enormi davanti: la mobilità, il raddoppio dell’aeroporto sul quale Montino si giocherà una buona fetta di credibilità, il porto commerciale, la soluzione del porto turistico, il comparto della pesca, quello del turismo, la pulizia della città, il rilancio del mare, il comparto edilizio, i rifiuti, il biogas… E per farlo ci vorrà una squadra capace di sostenere con progettualità le promesse fatte in campagna elettorale.
E il primo scoglio sarà proprio questo: la composizione della squadra di governo: c’è l’esigenza di dare spazio (almeno ora!) alle nuove leve della politica locale di centrosinistra (e specificamente del Pd), ma c’è anche l’esigenza di prendere persone preparate in ogni singolo ruolo. Ed è già tornata la diatriba tra Roma e Fiumicino, anche se nessuno ne parla. Finite le feste, il primo problema politico è già dietro l’angolo. E, come abbiamo detto, è solo il “primo”.
Angelo Perfetti
C’è qualcosa di anomalo e, se vogliamo, di inquietante nella (non) risposta che il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Vietti, ha rilasciat dopo le esternazioni del giudice Ingroia. Andiamo ai fatti. Il Csm ha aperto la procedura per il trasferimento del procuratore di Palermo Francesco Messineo per incompatibilità ambientale. Gli viene contestata una gestione debole dell’ufficio e di avere avuto rapporti privilegiati con Antonio Ingroia, che lo avrebbe condizionato nelle decisioni. Inoltre non avrebbe favorito la circolazione delle informazioni all’interno dell’ufficio, con la conseguenza fra l’altro della ‘mancata cattura del latitante Matteo Messina Denaro’. Infine avrebbe favorito un banchiere amico di famiglia. Ingroia ha replicato: ‘’Non so se questa iniziativa del Csm mi faccia più preoccupare o sorridere”. E’ del tutto evidente l’amara ironia di un pm che percepisce come strumentale un’azione disciplinare. Vietti però non alza le barricate in difesa della procura, ma si limita ad un laconico: “Scelga lui”.
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Nel momento in cui si parla della trattativa Stato-Mafia, in cui la magistratura e la politica sono al contempo contigue e nemiche, in cui è messo in discussione il ruolo dei pentiti e delle loro dichiarazioni, ecco che il Movimento 5 Stelle fa spuntare una ”notizia bomba”: il piano del terrore targato ‘ndrangheta collegato con la sparatoria davanti a Palazzo Chigi. Per causalità (!?) chi propone la notizia è proprio l’esperto di comunicazione del M5S al Senato, Claudio Messora. E lo fa pubblicando sul suo blog Byoblu.com – che dunque sarà ora presumibilmente iperfrequentato – una intervista a un collaboratore di giustizia, Luigi Bonaventura, nella quale viene letta in maniera decisamente – diciamo così – originale, la vicenda dell’agguato che Preiti fece davanti a palazzo Chigi ai danni dei carabinieri.
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La National Security Agency spia le reti informatiche, con vere e proprie azioni di hackeraggio, della Cina e di Hong Kong dal 2009. Sono queste le nuove rivelazioni di Edward Snowden che questa volta parla al South China Morning Post, il più antico quotidiano in lingua inglese dell’ex colonia britannica dove si è rifugiato l’ex informatico della Cia che sta rivelando i segreti dei programmi di controllo della Nsa. MA DAVVERO? Possibile mai che l’America spii l’unico blocco comunista finanziariamente e militarmente attivo sul pianeta? Davvero ha interesse a capire cosa accade in quella parte del mondo? Aspettiamoci nuove rivelazioni incredibili: la Cina spia gli Usa, l’Iran destabilizza il medio Oriente, la Russia è ferita ma non è morta.
A.Pe.
“La storia dei Fucilieri di Marina in ostaggio dell’India si consolida come uno dei momenti peggiori della storia del nostro Paese. Per i Marò fin dal primo momento in Italia è stato deciso per motivi ancora non chiari che non si dovesse parlare. Una disposizione immediatamente rispettata dalla maggior parte degli organi di informazione compreso il Servizio Pubblico televisivo che solo raramente ha dedicato risorse per raccontare la sorte di due ‘servitori dello Stato’ destinati a rischiare severe condanne. E mentre i nostri media tacciono o minimizzano, i loro alzano la voce. E non è un buon segno, che non possiamo permetterci di sottovalutare”.
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Una destra in panne, il Movimento 5 Stelle che arranca, la Lega che prende una batosta storica, il centrosinistra che passa all’incasso e prepara il congresso portandosi dietro tutto il fardello di polemiche interne appena sopite dagli entusiasmi del voto amministrativo. Nell’Italia del dopo-voto le larghe intese lasciano spazio a riflessioni di partito, una diversa dall’altra. Un unico comune denominatore: la necessità di fare i conti con un astensionismo record che testimonia quanto la gente comune si sia allontanata dalla politica. Un segnale preoccupante, con il limite di guardia ormai raggiunto. In queste elezioni è possibile dire che abbiano votato solo i militanti dell’una p dell’altra parte. Un po’ poco per parlare di democrazia compiuta.
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Gli auguri, i sorrisi a distanza, il collegamento con l’ambasciata italiana in India che ospita i nostri fucilieri, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ormai fuori dalle carceri indiane, le dichiarazioni governative di impegno e il “ragionevole ottimismo” che lo stesso Girone ha descritto – nel giorno della festa della Marina – durante il breve colloquio con i familiari non devono trarre in inganno. L’ala integralista indiana, quella per intenderci che vuole morti i nostri marò, è tutt’altro che sconfitta. E se è vero che la Corte Suprema appena venerdì scorso ha ribadito che il caso dei due militari italiani sarà di competenza della National Investigation Agency (NIA), il che significa non utilizzare la legge internazionale per la repressione del terrorismo in mare (Continental Shelf Act, SUA) che prevede la pena di morte, è altrettanto vero che il “senior counsel” Mukul Rohtagi sta continuando a premere per costringere la Nia a cambiare strategia. Non è dunque questo il momento di abbassare la guardia dando tutto per scontato, ma anzi è necessario oggi più di prima far sentire tutto il peso del nostro governo. La riprova di questo clima viene da un articolo pubblicato da India News e datato 8 giugno dove ancora una volta si ribadivano le posizioni di Rohtagi.
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