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Roma capitale d’Europa, partiamo col piede sbagliato

di Angelo Perfetti

Sono quasi 70 milioni; più di dieci milioni al mese. È la pioggia di soldi stanziata dal governo per la presidenza dell’Unione Europea che, per il semestre luglio-dicembre 2014, spetterà all’Italia. Eppure, a fronte di tanto investimento, arriviamo all’appuntamento con il solito italico ritardo. Dal prossimo 1 luglio la presidenza del Consiglio Ue spetterà a noi, e in nome di questa chance europea (o per meglio dire con lo spauracchio di arrivarci con un Paese dilaniato dall’incertezza politica ed economica) nei mesi scorsi abbiamo immolato governi, tartassato le tasche degli italiani, spinto l’acceleratore sulla revisione di spesa pubblica. Il risultato non è incoraggiante: le casse pubbliche sono ancora vuote, la disoccupazione è a livelli record, il numero delle imprese che chiudono è devastante, e la spending review prosegue anche nell’organizzazione del semestre. Non a caso il sito ufficiale è solo in italiano e in inglese, il minimo sindacale per essere definito un sito internazionale, ma lontano anni luce da quel concetto multi-linguistico e multiculturale che l’Italia da sempre propone, almeno a parole. Ma è l’aspetto minore, anche se il più visibile da qualunque pc del pianeta.

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I medici non operano più per paura dei giudici

di Angelo Perfetti

Nessuno lo dirà apertamente, ma chi frequenta le sale operatorie degli ospedali lo sa bene: cresce il numero dei chirurghi che, vedendo sul tavolo operatorio un paziente molto grave, preferiscono non operare e dunque in qualche modo accompagnarlo alla morte piuttosto che rischiare una causa civile e penale nel caso in cui fallisse il tentativo estremo di salvargli la vita. D’altra parte ormai il rischio di venire travolti da azioni giudiziarie è così elevato che la paura regna sovrana, e non è certo una buona compagna quando si devono prendere decisioni così estreme. La cronica carenza di fondi poi, e la spending review, hanno portato il sistema sanitario a ridurre risorse e personale, con il risultato di stressare oltre misura l’organizzazione dei reparti ospedalieri e in qualche modo far aumentare il rischio di errori.
Gli ultimi casi di una lunga serie su scala nazionale sono quelli del Sant’Andrea e del San Camillo, entrambi grandi ospedali di Roma.

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Veri racket controllano il mercato degli alloggi

di Angelo Perfetti

Nel 2013 sono state indagate circa 800 persone per occupazione abusiva di alloggio. Può sembrare un numero importante, ma invece è appena una goccia nel mare del malaffare che sta dietro (o per meglio dire, dentro) le case popolari romane. Perché diventare possessori (per poi nel tempo cercare di arrivare a essere proprietari) di un appartamento della Capitale è un business che fa gola a molti. A chi pensa di “svoltare”, come si dice a Roma, pagando una cifra minima rispetto al bene del quale entra in possesso, a chi propone l’affare, a chi crea le condizioni perché ciò sia possibile, a chi segnala quando è il momento giusto per entrare in azione. Una storia che va avanti da decenni, e che non si è mai fermata. Nemmeno ora che il nuovo governo Renzi, con il Piano casa voluto da Lupi, ha stabilito che chi occupa una casa non ha diritto all’allaccio di gas, luce e acqua. Eh già, perché la corrente è sempre possibile prenderla attaccandosi abusivamente, e perché spesso chi abita un appartamento lo fa prendendo le sembianze (ossia l’identità) dell’avente diritto. Il fatto che si sia arrivati ora a stabilire per legge un’azione repressiva così forte (e siamo appena all’inizio per dire se funzionerà o meno), la dice comunque lunga su quanto il problema sia reale.

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Il disastro degli alloggi popolari

di Angelo Perfetti

Case affittate a falsi poveri e, in molti casi, svendute a prezzi che neanche la peggior crisi economica potrebbe consentire. Affitti non pagati per due milioni di euro al mese, tanto da essere definiti una “cronicità”. Un fondo per la manutenzione praticamente insistente, riempito negli ultimi tempi dai circa 30 milioni l’anno recuperati dal mancato versamento dell’Imu per la prima casa, ma comunque una goccia nel mare delle manutenzioni necessarie a gestire un patrimonio immobiliare che per estensione è grande quanto l’intero Comune di Milano. Il direttore generale Claudio Rosi, da quando è in carica deve affrontare una situazione incancrenita negli anni, fatta di approssimazione, di privilegi, di furbetti, di inquilini per dinastia, di mascalzoni, ma anche di grandi problemi sociali e di povertà. Lui dice di metterci anima e cuore, e racconta di numeri da brivido: 50 mila appartamenti, 4.800 locali non residenziali, 17 mila tra cantine e soffitte, 15 mila garage e posti auto, 300 aree non pertinenziali. Un patrimonio immenso, che se calcolato sulla base dei parametri di mercato varrebbe oltre 10 miliardi di euro. Un impegno costante che ha iniziato a superare le criticità che da anni sono il volto oscuro dell’Ater (già Icp, prima ancora Iacp). Ma non tutti vedono questa “svolta”.

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Yara, un mistero che parte da lontano

di Angelo Perfetti

La solitudine. È stata l’ultima gelida compagna di Yara prima di abbandonare tutto: la sua famiglia, la scuola, il palazzetto dello sport, il proprio futuro. La solitudine, il freddo, e l’odore del sangue che usciva dalla testa, dalle innumerevoli ferite inferte con “plurime coltellate” com’è scritto negli atti della Procura.

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L’Istat: i giovani cercano lavoro con le “spintarelle”

di Angelo Perfetti

Tutto ti aspetteresti, ma non che Palazzo Chigi nello scegliere i componenti di un delicatissimo servizio come quello del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici in seno al Dipartimento della Programmazione e Coordinamento della politica economica lo facesse in violazione delle norme sull’Avviso pubblico, per di più con un eccesso di potere illogico e irragionevole. Eppure è accaduto, tanto da indurre i giudici del Tar del Lazio a scriverlo nero su bianco nella sentenza breve n.6045, quella con cui ha cassato l’intera procedura effettuata dal Dipartimento annullando tutti i provvedimenti relativi e facendo in pratica ripartire da zero l’intera procedura per assegnare qui ruoli.
E’ un altro episodio di un’Italia impazzita, dove controllori e controllati sono spesso troppo contigui se non addirittura sovrapponibili, dove i guasti della burocrazia bloccano anche i gangli più importanti per la corretta vita della politica nazionale, dove chi detta le regole a volte è esso stesso a violarle. Un’Italia che ha bisogno di un periodo di riforme profonde, se vuole ritrovare la via per una crescita economia e sociale.

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Albi delle professioni tra interessi e scandali

di Angelo Perfetti

Diciamo le cose come stanno. In un Parlamento zeppo di rappresentanti delle corporazioni è poco probabile che ci sia qualcuno disposto a mettere in discussione gli Ordini professionali. E infatti ogni qualvolta ci si provi, i disegni di legge finiscono con l’essere ignorati. Tanto per capirci, oggi in Parlamento la categoria più rappresentata resta quella degli avvocati. Crescono gli ingegneri, calano i giornalisti, calano anche i medici ma ci sono un paio di farmacisti. Il punto però non è l’impatto numerico che le singole professioni hanno nel definire lo scacchiere parlamentare, bensì il fatto che lo stesso sia pervaso da interessi corporativi che non permettono di mettere in discussione in sistema degli Ordini. Il quale, checché se ne dica, negli ultimi anni ha assunto sempre meno il ruolo di tutela della professione riducendosi a mero carrozzone, il più delle volte di tipo contabile, di un particolare interesse di una categoria; spesso senza neanche tutelare gli appartenenti alla categoria stessa, o alla casta che dir si voglia.

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Latina, dopo anni si scopre chi ha inquinato

di Angelo Perfetti

Nel giorno in cui tutti parlano dell’affare Malagrotta, ce ne è un altro che non solo in qualche modo coinvolge la galassia Cerroni, ma testimonia come nel business rifiuti ci sia una guerra in atto tra i colossi che gestiscono il settore. Una guerra che di sponda riguarda anche il Comune di Latina, la Provincia, la Regione e l’Arpa Lazio. Un guazzabuglio di perizie, intimazioni, conferenze dei servizi, ricorsi al Tar che ha trascinato per anni un contenzioso, contribuendo così a peggiorare la situazione delle falde acquifere della provincia pontina. E così, mentre la burocrazia e la giustizia si prendevano i propri tempi, l’ambiente continuava ad essere ferito. E non finisce qui, perché questa sentenza del Tar innescherà ulteriori cause per risarcimento danni.

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ottobre: 2014
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