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La politica dietro l’immondizia

Questa volta non c’è bisogno di interpretare, di leggere tra le righe, di andare al di là delle parole. La Polverini lo ha detto chiaramente: quella dell’Ato (Ambito territoriale di ottimizzazione) regionale «è una scelta politica». L’argomento è di quelli spinosi: i rifiuti. In ballo ci sono soldi (tantissimi), credibilità da spendere in campagna elettorale, le difficoltà di fare i conti con le pressioni della malavita da sempre interessata al ciclo dei rifiuti, i campanilismi da superare. Tutto con l’emergenza già alle porte, con la differenziata quasi ferma all’Anno Zero, con le discariche in esaurimento. Non è un caso se l’assessore regionale Pietro Di Paolo, dopo settimane di lavoro serrato, negli ultimi giorni si aggirasse per la Pisana con l’aria decisamente stanca e preoccupata, persino agitata. «Una scelta politica», come ha detto il Governatore, che con quel termine ha ben descritto tutta la responsabilità che chi ha firmato il Piano si sta prendendo. Ora il dado è tratto, ma è solo l’inizio di un percorso particolarmente impegnativo, proprio sotto il profilo «politico». Sarà fondamentale avere sotto controllo i territori per capire se e dove si creasse un problema, per intervenire prima che esploda; il caso-Napoli potrebbe nascondersi dietro un qualsiasi disservizio in un qualsiasi comune, e fare rumore. Gli ambiti territoriali in questo senso potranno aiutare, monitorando provincia per provincia e creando compartimenti stagni per cui l’emergenza di uno non si riverbererà sull’altro. Ma non bisognerà abbassare la guardia; per il Pd il piano è solo «di belle speranze», sta alla Polverini non deluderle.
Angelo Perfetti

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