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Le “strade” dell’informazione fanno “acqua”

Vai una sera a cena e… trovi la viabilità nuovamente rivoluzionata. I sensi unici non sono più quelli, le indicazioni stradali proliferano fino a intrecciarsi rendendo il percorso stradale simile a un nuovo gioco della Settimana Enigmistica. Faticosamente riesci a svoltare… la serata. Poi ti svegli la mattina dopo e trovi la città senza più  fontanelle. Giri di qua, giri di là… nulla. Non ci sono proprio. E qualcuna, sopravvissuta all’epurazione idrica, è senza materia prima: l’acqua. Ora  potremmo stare per ore a discutere delle scelte fatte dal Comune, che in quanto scelte possono essere opinabili e dunque materia di confronto.  Sarebbe dialettica, sarebbe – se vogliamo – il sale della democrazia. Questo “piacere” del dibattito, fosse anche da bar, a Fiumicino ci viene spesso tolto dalla cronica mancanza di  comunicazioni tra cittadini e Palazzo.

Accadono cose di rilevante natura come quelle appena descritte e nessuno – tranne pochi intimi – lo sa. Quella della costante informazione al pubblico è forse la pecca maggiore di questa amministrazione Canapini. Non certo per colpa di chi è preposto alla comunicazione stessa, piuttosto per una sorta di allergia di qualcuno al confronto che spesso preferisce evitare di dare l’informazione per tempo per evitare, di  conseguenza, la sequela di prese di posizione e dunque di punti di vista con i quali fare i conti. Ma non è un buon modo di intendere la cosa pubblica, non foss’altro perché tutto ciò che accade su un territorio non è che accade in casa degli eletti, ma in quella degli elettori. Dunque a casa di ogni  cittadino. Dunque a casa mia. E se permettete quando qualcuno fa qualcosa in casa mia e non me lo dice mi fa anche un po’ girare le scatole.

Il secondo punto di questo ragionamento è la pericolosità del “modus operandi”. Mi spiego. E’ legittimo porsi questa domanda: “Ma se  l’Amministrazione quando c’è da cambiare un senso unico non mi avverte, e quando c’è ta togliere una fontanella non mi dice nulla, potrà mai fami  partecipe di scelte che muovono decine, se non centinaia, di migliaia di euro? Certo da qui a dire che l’una o l’altra cosa nascondano chissà quali interessi (leciti, si spera) ce ne corre, ma è altrettanto certo che questo tipo di atteggiamento alimenta il sospetto. E non rende un buon servizio alla collettività.  Stiamo andando incontro a un periodo di campagna elettorale, e ciò di cui meno sentiamo il bisogno è una stagione di sospetti, dietrologie, veleni.  Ma così facendo si creano i presupposti perché ciò accada. Rendere più trasparente la comunicazione, più tempestiva l’informazione, più cristallino il  Palazzo, non farebbe certo male alla crescita di una città. E comunque, se non altro un cittadino saprebbe quale strada fare per andarsi a bere un po’ d’acqua. Cari amici politici amministratori, vi pare poco?

Angelo Perfetti

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