L’informazione va data, non c’è dubbio. E i morti ci sono, anche su questo non c’è dubbio. Eppure c’è qulcosa che non quadra in tutta questa vicenda dell’influenza suina. In oprimis le cifre allarmistiche sul numero possibile di morti. Parlando solo di casa nostra potrebbero oscillare tra 20.000 e 90.000 circa, a detta di qualche epidemiologo. Eppure questo virus, seppur letale in alcuni casi, non sembrava essere ovunque così disrtruttivo. E allora perché fare il mero calcolo matematico sulle stime dei presunti malati e dei relativi presunti decessi? A cosa serve? C’è la possiiblità che questo virus non sia poi così distruttivo, e c’è la possibilità che miolioni di persone vengano vaccinate e dunque non contraggano la malattia. Ma ammettiamo pure che per queste ventimila persone la prospettiva funerea sia inevitabile, a che serve oggi diffondere il panico? C’è qualcosa che possono fare, oltre a lavarsi le mani e ad andare in ospedale a farsi controllare? La risposta è no. E allora a chi giova il panico? Ecco perché c’è qualcosa che non mi quadra…
A.Pe.
