La magistratura si sente attaccata, parla di necessità di rivendicare la propria autonomia. Diciamo subito: che sia politicizzata non è un mistero, tant’è che all’interno dello stesso organismo dell’Associazione nazionale magistrati sono ben riconoscibili correnti affini a questa o quella corrente di pensiero politico. Per la verità, però, l’esigenza di indipendenza della magistratura deve continuare ad essere un valore irrinunciabile in un Paese civile. Ma alla parola indipendenza va aggiunta quella di imparzialità. E quest’ultima viene messa in discussione dallo stesso comportamento dei giudici i quali ormai intervengono commentando pubblicamente (in negativo) non solo ciò che il Parlamento ha deciso sia legge, ma addirittura ciò che il Parlamento sta per far diventare legge. Ora delle due l’una: o i poteri si rispettano l’un l’altro rimanendo all’iterno delle proprie competenze, oppure s’innesca il procedimento che porta, come oggi, al tutti contro tutti. La politica deve rispettare le sentenze, sacrosanto. Ma la magistratura deve rispettare il governo. Se si vogliono evitare equivoci, la questione è tutta qui.
Angelo Perfetti

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